NeopreneConsultando l’enciclopedia Treccani alla voce “neoprene” si trova la seguente definizione:

neoprène s. m. [comp. di neo– e (cloro)prene]. – In senso stretto, nome commerciale dei diversi tipi di gomma sintetica del polimero del cloroprene (o policloroprene); esteso poi a indicare, nell’uso corrente, anche materiali analoghi di altra produzione e, addirittura, qualunque materiale proveniente dalla vulcanizzazione di una mescolanza di elastomeri in cui entri il policloroprene: colla al neoprene; rivestimento, guarnizione in neoprene.

Iniziamo con il precisare che con il termine “neoprene” si intende unicamente la parte “gommosa” del materiale, ovvero quella compresa tra le due fodere (per intendersi quella di colore nero che appare in foto).

L’invenzione del neoprene, nome tecnico appunto “policloroprene”, nasce a seguito di una carenza di gomma naturale nel settore e risale agli anni ’30 a cura di due scienziati della multinazionale americana DuPont, Wallace Carothers ed Arnold Collins. Originariamente la “schiuma” ottenuta prese il nome di “duprene”.

Il neoprene inizia ad essere utilizzato nelle mute intorno agli anni ‘50, inizialmente senza alcuna fodera, dai sommozzatori della marina americana per ridurre la dispersione termica della temperatura corporea dovendo rimanere a lungo in acque profonde e fredde. In assenza della fodera tali mute erano però spesso soggette a lacerazioni e scomode da indossare e levare.

Solo negli anni ’60 si inizia a “laminare” il neoprene incollandoci sopra diverse tipologie di fodere, o da un solo lato (ottenendo così il neoprene monofoderato) o da entrambi i lati (ottenendo in questo caso il neoprene bifoderato). Nel primo caso, in base poi alla finitura della gomma si può ottenere un neoprene “a cella aperta” o “spaccato” (la faccia in questo caso appare porosa) e “liscio” (a faccia in questo caso appare molto liscia e scivolosa quali ad esempio il neoprene Smooth Skin e Glide Skin).

Per quanto attiene la varietà delle fodere che possono essere laminate/incollate sulla superficie del neoprene, sono disponibili ad oggi molteplici soluzioni (nylon, poliestere, lycra, materiali felpati, ecc.) ed in un’ampia gamma di colori.

Le fodere, inoltre, possono essere suddivise in tre macro categorie in termini di elasticità/allungamento: standard stretch (bassa elasticità) – a “2 ways” (fodera stretch che lavora solo in due direzioni con media elasticità) – a “4 ways” (fodera super stretch che lavora in tutte e quattro le direzioni ad elevata elasticità).

N.B. – Da precisare che l’elasticità del neoprene (sia esso monofoderato o bifoderato) dipende dalla categoria delle fodere laminate, ovvero avrà l’elasticità pari alla fodera laminata meno elastica.

Sempre negli anni ’60 la Yamamoto Corporation giapponese introduce una nuova tipologia di neoprene diverso da quello sino ad allora realizzato a base di olio/petrolio, ovvero ottenuto con una innovativa tecnologia in grado di convertire il carbonato di calcio, da calcare in trucioli di gomma cloroprenica, successivamente vulcanizzati. Al fine di migliorarne le caratteristiche fisiche e chimiche, il prodotto così ottenuto può poi essere miscelato con vari additivi quali ad esempio plastificanti, antiossidanti e pigmenti, a seconda delle proprietà richieste per l’applicazione finale del prodotto. Il neoprene attualmente, infatti, viene realizzato in diverse “schiume” identificate ciascuna da una lettera dell’alfabeto (S, L, K, ecc.), che ne individua le proprietà chimiche e fisiche (quali ad esempio la densità, il fattore termico, l’allungamento, la resistenza alla compressione, ecc.).

Il neoprene una volta realizzata la schiuma viene “tagliato” a misura ottenendo lo spessore desiderato ed eventualmente “laminato” in una fase successiva. Comunemente lo spessore minimo è di 0,5 mm.

N.B. – Da precisare che lo spessore del neoprene dichiarato in fase di vendita di una muta si riferisce unicamente a quello della “schiuma” e pertanto non tiene conto dello spessore delle fodere.

Il neoprene calcareo che si ottiene da questo processo (Limestone) ha una struttura micro-cellulare elevata che, rispetto al tradizionale neoprene a base di olio, assicura un notevole miglioramento delle caratteristiche in termini di:

  • Impermeabilità
  • Fattore Termico
  • Leggerezza
  • Elasticità
  • Durabilità

Tra il neoprene impiegato nella realizzazione di mute per i water sport (surf, kitesurf, windsurf, ecc.) e quello del mondo diving esiste comunque una differenza.

Sostanzialmente questa consiste nella struttura microcellulare di cui si compone la “schiuma”. Il neoprene utilizzato nella confezione di mute destinate al settore diving deve tenere conto della compressione esercitata dall’acqua e della maggiore dispersione del calore corporeo all’aumentare della profondità. C’è poi da fare un ulteriore distinguo sempre in questo settore, tra attività di snorkeling, apnea ed immersione ad ARA (autorespiratore ad aria) per quanto attiene il tipo di neoprene da impiegare, ovvero rispettivamente dal più morbido e galleggiabile fino a quello a più alta resistenza alla compressione per immersioni in profondità elevate.

Nel settore dei water sport un distinguo può essere fatto in base al tipo di disciplina sportiva cui è destinato. Nel caso del nuoto o del triathlon ad esempio si utilizza un neoprene di tipo monofoderato per assicurare una maggiore dinamicità in acqua con anche tre tipologie di spessore di neoprene diverse impiegate nello stesso modello di muta.

Conclusione

Rispetto alla gomma naturale ed alle altre gomme sintetiche il neoprene offre una resistenza superiore agli agenti chimici ed ambientali, oltre ad una maggiore stabilità termica.

In sintesi il neoprene risulta un materiale molto versatile per le sue proprietà chimiche e fisiche di:

  • Elasticità e flessibilità
  • Stabilità termica
  • Resistenza agli agenti chimici ed atmosferici
  • Resistenza all’abrasione e allo schiacciamento
  • Incapacità di condurre corrente elettrica
  • Resistenza alla deformazione permanente
  • Protezione contro urti e vibrazioni

La sua composizione e le sue caratteristiche prestazionali lo rendono adatto ad un’ampia gamma di applicazioni, dai prodotti industriali ai beni di consumo.

Il neoprene attualmente viene impiegato, infatti, in un’ampia varietà di articoli nei principali settori industriali quali ad esempio: la chimica, l’automotive, la meccanica, la nautica, l’abbigliamento sportivo, i trasporti, le costruzioni, i dispostivi medici ed altro ancora.

Comunemente il neoprene viene venduto in “fogli”, la cui dimensione indicativa è di 120 × 220 cm con una tolleranza commerciale di +/-5%.

Nel prossimo articolo affronteremo l’argomento “sostenibilità” per quanto attiene il neoprene, prendendo in esame sia le nuove tipologie di prodotto definite “green o eco-friendly”, sia gli aspetti connessi al suo riciclo e/o smaltimento.